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Noi pastori minacciati di estinzione
09 novembre 2007 alle 10:48:00 IT - OLLOLAI 2007

Dalla Barbagia annunciate altre mobilitazioni: «Situazione insostenibile, occorrono interventi strutturali»A Ollolai il cuore della protesta contro tassi da capogiro e prezzo del latte



OLLOLAI. «Pastores e massajos semos tottus». Dal cuore della Barbagia il vecchio motto degli allevatori arriva riveduto e corretto: la gente di Ollolai lo estende ai serricoltori e ai contadini del Campidano, schiacciati dai debiti come loro, tesi e preoccupati per un futuro che può diventare meno nero soltanto con una battaglia unitaria. Ollolai è l’epicentro di un malessere che si respira anche nei paesi vicini: Sarule, Gavoi, Mamoiada, Orgosolo, Orani, Orotelli, Oniferi, Ottana, sino a Bolotana e oltre. Sul banco degli imputati: le banche, i caseari, tanti amministratori e qualche rappresentante di categoria. Da queste parti, infatti, la generale questione dei vorticosi interessi originati dalla legge regionale 44 del 1988, poi cassata dalla Ue, si aggiunge alle polemiche per le trattative senza fine sul prezzo del latte, alle promesse mancate sul fronte delle provvidenze contro le avversità naturali, alle accuse di una programmazione insufficiente a garantire prospettive sicure per le nuove generazioni. Il sindaco di Ollolai è l’avvocato Efisio Arbau. Ex diesse ora confluito nel Pd, guida una giunta di centrosinistra allargata all’Irs. In pochi giorni è già divenuto popolarissimo per aver diramato un’ordinanza che vieta su tutto il territorio del Comune «il transito degli automezzi che trasportano latte ovino per conto di attività industriali non gestite dai produttori». Una mazzata senza precedenti per i caseari, ritenuti responsabili di non trattare sulla base di prezzi ragionevoli. Non si sa ancora se il provvedimento verrà ritenuto lecito, nel frattempo il primo cittadino non molla e in questi giorni si occupa un po’ di tutti i problemi sul tappeto. Compreso il tema degli indebitamenti. «La Regione ha la responsabilità di non aver notificato a suo tempo le norme che agevolavano il rinnovamento tecnologico all’Unione europea - dice - Ma certo gli istituti di credito ci hanno marciato, arrivando nei progetti di ripianamento ad applicare interessi che sfiorano l’usura anche nei confronti di chi era pronto a estinguere i propri debiti. Adesso si deve lottare contro gli individualismi eccessivi dei pastori e dialogare tutti insieme con le controparti». In questi giorni i pastori di Ollolai (poco più di 1600 abitanti, 970 metri di altitudine) si ritrovano spesso in municipio per parlare delle loro difficoltà. E sono in parecchi a denunciare le stesse cose segnalate dal sindaco. Giuseppe Bussu, 60 anni, gregge di 300 pecore, è uno dei più decisi: «Nel 1990 con quella legge avevo chiesto un prestito di 38 milioni di lire - sottolinea - Dopo qualche anno mi sono accorto di non avere più bisogno. Allora sono andato dal direttore del Banco di Sardegna dell’epoca e gli ho spiegato: se volete, vi restituisco tutto più gli interessi. Sa che cosa mi ha risposto? Ormai il contratto è firmato, deve aspettare. Così in appena sette anni alla fine ho dovuto pagare 64 milioni. E in tutta questa situazione l’aspetto che mi fa arrabbiare di più è che chi non lavora nel nostro settore crede che esageriamo, dice che piangiamo miseria». Indebitati a valanga pure molti allevatori che hanno contratto prestiti di normale conduzione. Tanti raccontano di tassi che lievitano tranquillamente sino al 15-18%. Rileva Priamo Cottu, 45 anni, sempre di Ollolai, portavoce del coordinamento Copas: «La nostra non è esattamente la stessa posizione dei serricoltori del Campidano, ma è altrettanto grave. È perciò che ormai occorre una politica forte che rilanci la sovranità della produzione sarda». Aggiunge Tonino Siotto, 37 anni, che con il padre Francesco, di quasi 70, si occupa del suo gregge nell’ovile a pochi chilometri dal paese: «Dobbiamo anticipare tutto. Fanno invadere l’isola da agnelli dell’Est. Non ci pagano il latte quanto dovrebbero: com’è possibile che gli industriali dichiarino di essere disposti a comprare al prezzo minimo garantito di 70 centesimi e le organizzazioni agricole si battano per venderlo fuori dalla Sardegna per soli due centesimi in più? Glielo dico io: è un’autentica beffa». E l’anziano genitore incalza: «Per ogni agnello ci chiedono di pagare la targhetta che attesta la sua denominazione di origine controllata, ma al mattatoio la eliminano: come fa chi acquista a capire che quello in vendita è davvero un agnello sardo?». «E perché le coop già l’anno scorso pagavano il latte a 78 centesimi al litro rientrando nei costi e facendo profitti mentre oggi gli industriali dicono di non riuscire a rientrare di fronte a un prezzo molto più basso?», si chiede Michele Daga, 35 anni. A rincarare la dose pensa Mario Columbu, sessantenne in campagna sin da ragazzino, che aggiunge: «È possibile che tutti i derivati, dal formaggio molle alla ricotta aumentino del 20% l’anno, e a noi produttori non arrivi mai nulla?». E Giovanni Cugusi, 33 anni, di Gavoi, prosegue: «Ho fatto l’emigrato per parecchio tempo, ma sono tornato perché credo nella pastorizia. Però, senza provvedimenti strutturali e decisi, non vedo alcuno spiraglio per i giovani». A Ollolai, comunque, c’è grande agitazione. Forse non come negli anni Sessanta, quando il Comune venne reso celebre dal leader storico del Psd’Az Michele Columbu, allora primo cittadino, con una marcia di protesta attraverso tutta la Sardegna. Ma di sicuro l’attesa cresce, anche in vista d’imminenti manifestazioni regionali. Qui c’è chi crede all’aiuto di Grillo e chi è più scettico. Ma nessuno rifiuta una solidarietà di cui tutti sembrano avere disperato bisogno. Le conclusioni sono affidate a Salvatore Bussu, 52 anni, gregge di 800 pecore, assessore del Pd alle Attività produttive: «Con gli interessi bancari abbiamo raggiunto livelli da capogiro: addirittura il 13-13,50%. Purtroppo le intese personali non convengono e gli istituti di credito ne approfittano. Ecco perché come Comune, nei limiti delle nostre possibilità, stiamo tentando di dare una mano promuovendo la contrattazione collettiva». (Pier Giorgio Pinna)

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